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Consiglio Provinciale: NO alla cancellazione della Provincia

09/08/2012  - 

Impennata d’orgoglio del Consiglio provinciale di Oristano che dice NO alla cancellazione della Provincia ed alla scomposizione del territorio storico, con ipotesi di riaggregazione ad un quadro non meglio definito, con possibile ritorno alla sfera politico-amministrativa così come precedentemente alla approvazione della legge dello Stato che, nel luglio del 1974, aveva istituito la IV Provincia Sarda.

SI invece all’ipotesi di Cagliari "Città Metropolitana" che in Sardegna contribuirebbe a rendere lineare il riassetto territoriale delle Province attraverso il pronunciamento del Consiglio delle Autonomie Locali ed un provvedimento affidato al Consiglio Regionale delegato dal Governo a definire i nuovi assetti delle Province sarde.

Il pronunciamento dell’aula di via Carboni giunge a seguito della nuova presa di posizione contro l’esistere delle Province da parte dei Riformatori Sardi e del Comitato fiancheggiatore. La nota dei Riformatori è circolata tra i consiglieri ed è stato il rappresentante dell’UDC, Salvatore Crobu, a sottolineare che il voto del 6 maggio non ha soppresso le Province storiche, che è in atto una campagna strumentale mossa dai Riformatori i quali, come soluzione, propongono il trasferimento di funzioni alle agenzie regionali, con l'assurda proposta di creazione di una ulteriore Agenzia Regionale per la viabilità. La proposta è del Centro Studi dei Riformatori, gli stessi che, d'altronde, proseguono nel designare i propri rappresentanti negli Enti.

In un quadro così delineato, Crobu ha ritenuto opportuno chiedere all’assessore provinciale Alessandro Murana, che in Giunta rappresenta il partito referendario, di chiarire la propria posizione. Sulla stessa lunghezza d’onda Battista Ghisu del PD, il quale ha dichiarato che in Sardegna esiste un tentativo di salvare solo tre Province e di conseguenza sono necessarie urgenti e decise prese di posizione che salvaguardino l’esistenza anche della Provincia di Oristano.

E’ da annotare come a livello nazionale l'esistenza delle Province non è più sotto discussione, tanto che anche nel decreto del Governo si parla di “riordino”, un concetto che chiude in via definitiva il discorso “Ente inutile”, sancendo la necessità di un Ente intermedio che, pur ridimensionato, svolge funzioni di servizi sovra comunali. La Provincia resta, quindi, un Ente non solo utile ma indispensabile nel nostro sistema e ordinamento degli Enti Locali, senza il quale si configurerebbe un nuovo centralismo a danno delle comunità locali.

Per la delegazione dei Riformatori, presente in consiglio con due consiglieri e in giunta con un assessore, a questo punto una risposta deve essere data affidata a Sandro Murana, assessore al lavoro e servizi sociali che contrariamente ai consiglieri regionali del suo partito, si è intanto dichiarato favorevole affinché i servizi del lavoro, in capo ai CSL, siano affidati alle Province.

Secondo Murana, la proposta di attribuzione delle funzioni dei CSL deve essere presentata in Consiglio Regionale per l'approvazione, così da sanare una situazione che da troppi anni si trascinava irrisolta, garantendo dei servizi fondamentali per quanto riguarda le politiche del lavoro.
Diverso è il problema che attiene le Province, ma anche la questione dei CSL è importante in linea di principio rispetto al resto dello scontro in atto sul permanere o meno del sistema Province. Murana ricorda la coerenza manifestata in più sedi a difesa dell’istituto della Provincia, un comportamento che a livello locale ha riguardato anche i consiglieri Gabriele Basciu e Andrea Casu, sino a dissentire sulla raccolta delle firme e tanto meno di partecipare al voto referendario per i quesiti sulle Province.

"E’ un'assoluta forzatura - ha proseguito Murana - interpretare l’esito del referendum e la volontà popolare come elemento che abbia colpito l’esistere delle Province storiche. Alla base della campagna referendaria e nello slogan che ne ispirava il messaggio c’èra una menzogna".
Se anche si debbano considerare decadute le Province regionali, precisa ancora Murana, così non è per quelle storiche, per le quali il referendum poteva essere solo consultivo, cosa che non dà legittimazione alle affermazioni e dichiarazioni che di continuo vengono rilasciate.

Un referendum su aspetti di rilievo costituzionale, quale quello di abrogazione delle Province storiche, dovrebbe prevedere un numero superiore di firme ed anche il quorum avrebbe dovuto raggiungere almeno il 50 per cento più uno degli elettori. Quello che è stato portato avanti è solo una indicazione che ha coinvolto solo ed esclusivamente il problema dei confini della Province statali, non la legittimità.

Intervenendo a sua volta il presidente della Provincia Massimiliano de Seneen, ha osservato di essere, in molte occasioni, l’unico presidente, con Roberto Deriu della Provincia di Nuoro, a prendere parte ai lavori del Consiglio delle Autonomie Locali e dell’Unione Province Sarde.

Per quanto riguarda il futuro dell’Ente, ribadisce il presidente de Seneen, siamo in una fase nella quale il Governo, rivedendo le precedenti posizioni, ha stabilito che le Province non devono essere soppresse ma riordinate. L’Ente provincia, dunque, rimane ma come Ente di di secondo livello. Le nuove norme prevedono, infatti, quali organi di governo, un presidente ed il consiglio provinciale ma non la giunta. E' evidente come si stia procedendo verso la sostituzione dei rappresentanti democraticamente eletti dando luogo ad un Ente di nominati, in forte contraddizione con quanto ogni giorno sostiene il Presidente della Repubblica, che però poi avvalla decreti legge che vanno in senso diametralmente opposto.

"Una volta accantonata la partita 'soppressione', dobbiamo cambiare scenario, dallo scacchiere nazionale ci caliamo in quello regionale e, a questo punto, troviamo lo Statuto della Regione Sarda che prevede, pur presentato Oristano le stesse prerogative delle altre, tre Province di rango costituzionale: Cagliari, Sassari e Nuoro, con una di queste probabile animatrice di tutto quello che è successo finora".

In teoria e secondo una logica politica che non può non tener conto di Oristano quale Provincia al pari delle altre tre, dovrebbero rimanere le quattro Province storiche con la questione che viene trasferita nelle mani del Consiglio regionale che sembra avere autonomia in materia di istituzione della Città metropolitana.

"Non so esattamente - ha proseguito de Seneen - cosa i componenti del Consiglio regionale e della Giunta espressione del territorio oristanese, abbiano deciso di fare. Si rincorrono le voci più disparate, mentre la loro partecipazione alle iniziative che abbiamo finora assunto riguardo la permanenza della Provincia, è stata saltuaria, pochi hanno partecipato con qualche assenza giustificata".

"Mi chiedo - prosegue de Seneen - se tutti siano disponibili a scendere in campo in quanto, finora, così non è stato ed ecco perché ho chiesto una verifica prima di andare avanti, prima di voltarmi indietro senza trovare nessuno che segua, ad iniziare dai sindaci, al contrario di quelli della Gallura che hanno compatti manifestato contro lo scioglimento della loro Provincia mentre in quella di Oristano registro posizioni molto tiepide. Noi abbiamo, però, ricevuto mandato non dai politici, ma dalle parti sociali, dai cittadini e abbiamo il dovere di difendere e tutelare coloro, che numerosi ci hanno votato. Prenderemo atto di quanto i sindaci diranno e non diranno, perché a volte i silenzi sono più eloquenti delle parole. Abbiamo il dovere di confrontarci con le parti sociali e sentire la loro opinione, traendone spunto per un’azione comune, finalmente in maniera sinergica".

"Ma se le parti sociali - ha concluso il presidente della Provincia - dovessero rigettare questo invito, se questo si evincesse dalla consultazione che ritengo opportuno fare, allora dovremmo prendere atto del fatto che la Provincia di Oristano, come è accaduto nel Medio Campidano,è osteggiata dagli stessi abitanti e quindi, nel caso, dovremo prenderne atto. Per il momento credo sia necessario far fronte a impegni e scadenze, nonostante la complessa e difficile situazione che coinvolge il sistema degli Enti Locali ed in particolare l’Ente Provincia.

Ci si prepara per i primi di settembre, quindi, periodo in cui la Provincia di Oristano darà vita ad un incontro di natura istituzionale, coinvolgendo tutte le componenti della società civile per discutere del futuro dell'Ente, di tutti gli uffici periferici dello Stato connessi al riconoscimento o meno della Provincia, ma anche dell'autonomia di un territorio che Oristano rischia di vedersi scippata da altri.